Note di Sala | Quintetto Laneri, Calvi, Lonquich, Zucco, Antiga

ANNO SOCIALE LXXXVI
7° Concerto 1439° DALLA FONDAZIONE

Pubblichiamo le Note di Sala, comprensive del Programma con i nostri Suggerimenti all’Ascolto, per poter conoscere meglio i brani che il Quintetto Laneri Calvi Lonquich Zucco Antiga presenteranno nel Concerto di mercoledì 28 febbraio alle ore 20.30 al Teatro Lirico G. Verdi per la Stagione Cameristica della SdC 2017/18.

Olaf Laneri pianoforte
Rossana Calvi oboe
Tommaso Lonquich clarinetto
Andrea Zucco fagotto
Loris Antiga corno

PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 – Vienna 1791)

Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore, K 452

  • Largo – Allegro moderato
  • Larghetto
  • Rondò. Allegretto

Suggerimenti all’Ascolto

Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore K 452

Rondò dal Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore K 452 con strumenti antichi

 

Ludwig van Beethoven (Bonn 1770 – Vienna 1827)

Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore, op. 16

  • Grave. Allegro ma non troppo
  • Andante cantabile
  • Rondò. Allegro ma non troppo

Suggerimenti all’Ascolto

Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore Op. 16

Andante Cantabile dal Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore Op. 16 con strumenti antichi

 

Alla fine di maggio del 1781, il conte Arco, camerlengo dell’arcivescovo di Salisburgo Hieronymus Colloredo, dà dello “zotico” e del “furfante” a Mozart, cacciandolo fuori dalla porta con un “calcio nel sedere” (lettera di Wolfgang al padre del 9 giugno 1781).

La desiderata occasione è giunta: Mozart lascia il servizio presso la corte salisburghese e, consapevole delle proprie immense capacità e rassicurato dai successi ottenuti “fuori porta”, sceglie di stabilirsi nella capitale, in quella Vienna che considera la patria del pianoforte, città ideale per esercitare la professione di compositore ed esecutore-virtuoso, con l’ambizione di vedere consolidato il suo nome come operista e, forse, di arrivare ad ottenere dal potere imperiale riconoscimenti e impieghi ufficiali.

Nei primi anni viennesi i guadagni di Mozart arrivano da più fonti: dall’insegnamento “privato” del pianoforte e della composizione, dalla pubblicazione dei suoi lavori, ma soprattutto dall’organizzazione di accademie (concerti pubblici in teatri come il Burgtheater o il Kärntnertortheater), di concerti per sottoscrizione (che possono avvenire in edifici con ampie sale adibite ad “auditorium” come al Trattnerhof) e di esecuzioni in dimore private, aristocratiche o borghesi.

Chi voglia velocemente farsi un’idea della quotidianità lavorativa di Mozart, vada a curiosare, all’interno del ricchissimo sito del Mozarteum di Salisburgo (http://www.mozarteum.at), la sezione Mozart Tag für Tag, dove troverà un calendario dettagliato che, quasi giorno per giorno, intreccia vita e catalogo delle opere. Prendiamo il 1784: nel periodo di Quaresima Mozart ha un’agenda fittissima d’impegni; dal 26 febbraio alla metà di aprile, tiene più di venti concerti come pianista-compositore. Nascono in questi mesi i Concerti per pianoforte e orchestra K 449, K 450, K 451 e K 453, alcuni concepiti solo per sé e quindi così impegnativi, per virtuosismo e brillantezza, “da far sudare”. E Il 30 marzo vede la luce anche il Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore K 452, scritto per un’accademia a suo “beneficio” da tenersi, il primo di aprile, al Burgtheater.

Il programma di questo appuntamento musicale pubblico ci offre uno sguardo sulle convenzioni d’ascolto dell’epoca: tre Sinfonie (tra cui probabilmente la K 385 e la Linzer K 425), un “nuovo Concerto sul Fortepiano” (il K. 451), tre Arie (eseguite dal “Signor Adamberger”, da “M.lle Cavalieri” e dal “Signor Marchesi”), il “nuovo grande Quintetto” suonato dal “Signor Mozart” e un’improvvisazione del “Signor Mozart sul Fortepiano”.

Maratona di grande successo. In una lettera al padre del 10 aprile, Mozart celebra il Quintetto come «la cosa migliore che abbia mai scritto finora in vita mia (…). Mi sarebbe piaciuto farlo ascoltare anche a lei; e che splendida esecuzione! A dire il vero, alla fine ero stanco dal gran suonare – e non è poco onore per me che i miei ascoltatori non si stancassero mai». E, a confermare quanto apprezzasse questo lavoro, Mozart decide di eseguirlo, alla presenza di Giovanni Paisiello, in un concerto privato, il 10 giugno, a Döbling, nella casa del Consigliere di Corte Gottfried Ignaz von Ployer.

Si tratta, infatti, di una pagina esemplare, per felicità di espressione, trasparenza di linee, equilibrio delle parti, per la corrispondenza tra le possibilità tecniche degli strumenti a fiato e i caratteri del materiale tematico, improntato all’articolazione breve del fraseggio. Nel rapporto tra tastiera e ensemble, prevale, sul virtuosismo, la bellezza del dialogo concertante, dando al lavoro il profilo di un concerto a ranghi ridotti.

Vent’anni dopo anche il giovane Beethoven approda a Vienna. Nel 1792 lascia Bonn, forte della profezia espressa dal suo mecenate, il conte Ferdinand von Waldstein: «Caro Beethoven! Lei parte ora per Vienna realizzando desideri tanto a lungo ostacolati. Il Genio di Mozart è ancora in lutto e piange la morte del suo alunno. Presso l’inesauribile Haydn ha trovato rifugio, ma non totale occupazione; attraverso lui, ancora una volta anela di unirsi a qualcuno. Grazie a una ininterrotta fatica, possa Lei ricevere lo spirito di Mozart dalle mani di Haydn». Nella capitale imperiale lo attende un perfezionamento compositivo condotto sotto gli occhi di Haydn, Albrechtsberger e Salieri. Ben accolto dall’aristocrazia, Beethoven fa brillare per prima la fama di formidabile pianista ed improvvisatore, pur nutrendo “repugnanza” per l’esibizione pubblica. Esegue, il 29 marzo del 1795, nella Großer Redoutensaal del Burgtheater, la prima versione del Concerto per pianoforte op. 19. Ecco che lo “spirito di Mozart” ha già trovato dimora nel nuovo eroe.  La conferma arriva pochi mesi dopo: nel 1796 compie una tournée a Praga, Bratislava, Dresda, Lipsia, Berlino. E proprio a Praga conosce, grazie ad alcuni strumentisti che lo hanno eseguito da una copia, l’inedito Quintetto K 452 di Mozart, e su loro invito decide di seguirne la limpida traccia. A Berlino, dunque, abbozza quel Quintetto op. 16 che verrà eseguito il 6 aprile 1797 in una delle accademie viennesi organizzate da Ignaz Schuppanzig (il primo violino del quartetto del Principe Razumowsky) e sarà stampato, nel 1801, da Mollo, con dedica al Principe Schwarzenberg.

L’allievo di Beethoven Ferdinand Ries ha trasmesso un divertente aneddoto (che non possiamo fare a meno di riportare integralmente) su quella prima esecuzione: «Uno degli interpreti era nientemeno che il celebre oboista Ramm di Monaco, molto stimato già da Mozart durante il suo soggiorno a Mannheim e a Parigi. Nell’ultimo Allegro c’è una pausa prima della ripresa del tema. Approfittando proprio di questa sospensione, Beethoven si mise a improvvisare usando il rondò come tema, e per un po’ divertì il pubblico. Gli esecutori per contro non erano per nulla divertiti. Anzi, molto seccati, e soprattutto Ramm sembrava fuori di sé. L’inghippo era davvero ridicolo: ogni qual volta gli esecutori credevano fosse il momento di riattaccare, avvicinavano gli strumenti alla bocca e poi, come mortificati, dovevano riabbassarli. A un certo punto Beethoven si sentì soddisfatto e riprese il rondò vero e proprio. E tutti gli strumentisti riattaccarono felici».

La simmetria tra il K 452 e l’op. 16 è volutamente scoperta nelle somiglianze: il tono d’impianto (ideale per i fiati),  l’articolazione formale (tre movimenti con un’introduzione lenta ad apertura del primo tempo), la brillantezza concertante e la fluidità delle risposte tra gli strumenti, i tempi centrali come fulcri di intensità affettiva modulante, i rondò danzanti e gioiosi, pieni di sorprese. Non ha senso discutere sul “superamento” del modello da parte di Beethoven. L’ampiezza dello spazio di sviluppo, il respiro allungato, l’intuizione di una diversa profondità di carattere, indicano all’ascoltatore altre, meravigliose, direzioni.

Sergio Cimarosti

CURIOSANDO

 1784

Mozart – Quintetto K 452

  • Al Teatro del Palais-Royal di Parigi, il 27 aprile, va in scena La Folle journée ou Le Mariage de Figaro di Pierre-Augustin Caron de Beumarchais
  • Il generale britannico Henry Shrapnel inventa un particolare proiettile a corpi sferici
  • Jacques Necker: De l’administration des finances de France

 

1787

Beethoven – Quintetto op. 16

  • Pace di Campoformio fra Austria e Francia
  • Haydn: 6 Quartetti op. 76
  • Nascono Franz Schubert e Gaetano Donizetti
  • Giuseppe Lodovico Lagrange: Théorie des fonctions analytiques