Note di sala con guida all'ascolto – Philharmonisches Capriccio Berlin

Teatro Verdi Trieste – Riva 3 Novembre 1, Trieste
Lunedì 3 dicembre 2018, ore 20:30

Guida all'ascolto

Vi presentiamo il Programma del Concerto con alcuni dei nostri Suggerimenti all'Ascolto: una selezione di Grandi Interpreti per potervi far apprezzare ancora meglio il concerto di Lunedì 3 dicembre 2018, ore 20.30.

Sestetto per archi in re minore “Souvenir de Florence"

NOTE DI SALA

Pëtr Il’ič Čajkovskij (Votkinsk 1840 – San Pietroburgo 1893)
Sestetto per archi in re minore “Souvenir de Florence”
I. Allegro con spirito 
II. Adagio cantabile e con moto
III. Allegretto moderato 
IV. Allegro con brio e vivace

Per Pëtr Il’ič Čajkovskij l’Italia, con i suoi paesaggi variopinti, i suoi popoli e le loro tradizioni rappresentò sempre una fonte d’ispirazione cui attingere per la creazione di lavori come “Francesca da Rimini”, “Capriccio Italiano”, e più tardi “Souvenir de Florence”. Sebbene i primi abbozzi del celeberrimo sestetto risalgano al 1887 l’opera venne completata dall’autore solamente nel 1890 durante un soggiorno nella città di Firenze. Nonostante Tchaikovsky si fosse lamentato con il fratello Modest delle difficoltà relative al raggiungimento di un buon equilibrio timbrico e sonoro tra i sei strumenti, in una lettera indirizzata dal compositore alla sua mecenate Nadezda von Meck, datata 12 luglio 1890, l’opera venne così presentata: “La Dama di picche non è ancora finita e già sto lavorando ad una nuova partitura di cui è ultimato lo schema compositivo. Spero che sarete felice di sapere che ho composto un Sestetto per archi. Conosco il vostro interesse per la musica da camera e sarò lieto se potrete ascoltare il mio Sestetto: non sarà necessario che vi rechiate ad un concerto in pubblico, in quanto potrete facilmente organizzare un'esecuzione a casa vostra. Spero che questo lavoro incontrerà tutto il vostro gradimento, perché l'ho scritto con molto entusiasmo e senza il minimo sforzo”. L’opera venne in seguito eseguita quello stesso anno a San Pietroburgo alla presenza di alcuni amici tra cui Glazunov e Liadov che sfortunatamente espressero critiche tali da indurre Tchaikovsky a riprendere gli ultimi due movimenti per giungere infine ad una versione definitiva nel 1892. L’Allegro con spirito iniziale si apre con un tempestoso tema in re minore che getta l’ascoltatore in un turbinio sonoro dal carattere marcatamente russo. Dopo un inizio tanto fragoroso il clima viene rasserenato da una melodia, contrassegnata in partitura con l’espressione “dolce, espressivo e cantabile”, foriera di un pacato ed operistico lirismo. Il movimento prosegue il suo sviluppo esplorando le innumerevoli possibilità contrappuntistiche e timbriche date dall’interazione tra i sei strumenti. Il discorso musicale si fa così più variegato alternando alla sempre presente tensione di sottofondo tratti più distesi giungendo infine con un progressivo aumento della sonorità e del tempo alla fragorosa e slanciata coda finale. L’Adagio cantabile e con moto, apparentemente composto a Firenze, presenta un carattere più intimo. Dopo una breve introduzione la parola viene lasciata alla voce del violino che sorretto dai pizzicati delle parti centrali intona un canto amoroso con il violoncello. Il delicato dialogo acquista sempre più consapevolezza, allargando i propri orizzonti timbrici grazie all’intervento della viola e sfociando infine in un maestoso slancio sonoro ad opera di tutti gli strumenti. Segue un curioso Moderato in cui una serie di terzine, rese vivaci da marcati contrasti di colore, alleggeriscono il movimento preparando il ritorno alla passionalità della melodia iniziale, stavolta introdotta dal violoncello, che porterà a conclusione il movimento. Il terzo movimento è un Allegretto Moderato il cui tema iniziale viene introdotto dal malinconico timbro della viola e ripreso e sviluppato successivamente attraverso un utilizzo polifonico del contrappunto che coinvolge l’intera compagine. Un’elegante sezione centrale, reminiscenza del mondo del balletto, spezza momentaneamente la tensione. Il sestetto si conclude con un energico Allegro vivace. Il carattere folkloristico del materiale tematico dona brillantezza ad un discorso musicale di ampio respiro, al cui interno è presente anche una fuga, passando da momenti di maestoso lirismo a polifonie fortemente contrappuntistiche che sfociano infine nella virtuosistica coda conclusiva.

 

Johannes Brahms (Amburgo 1833 – Vienna 1897)
Sestetto per archi in sol maggiore op. 36
I. Allegro non troppo
II. Scherzo – Allegro non troppo – Presto giocoso
III. Adagio
IV. Poco allegro

La maggior parte dei lavori di Johannes Brahms presero vita durante i suoi soggiorni estivi lontano dal caos e dalle distrazioni della vita di città. Pare infatti che l’immersione nella quiete della natura rasserenasse l’animo del compositore, consentendogli di lasciarsi alle spalle dubbi ed inquietudini, in modo da dedicarsi pienamente alla composizione. Non stupisce quindi che per concludere il secondo sestetto per archi op. 36, la cui stesura era stata iniziata nel autunno del 1864, l’autore si fosse recato a BadenBaden nell’estate del 1865. Parrebbe infatti che oltre alla scomparsa della madre, avvenuta nell’inverno di quell’anno, Brahms fosse angustiato dalla fine del rapporto amoroso intrecciato con Agathe von Siebold. La ragazza, conosciuta nel 1859 in occasione di un  soggiorno a Göttingen, sarebbe dovuta diventare sua moglie, ma giunti in prossimità delle nozze, sentendosi oppresso dal peso del futuro rapporto coniugale, Brahms se ne andò senza rivederla mai più. Pur non pentendosi della decisione presa, peraltro supportato dalla sua grande amica Clara Schumann, il compositore di Amburgo non si perdonò mai per il suo comportamento nei confronti di Agathe, arrivando a dedicarle l’op. 36  utilizzando le lettere del suo nome per la creazione di un motivo accessorio inserito nel primo movimento. Nella notazione tedesca infatti le lettere A-G-A-(t)H-E corrispondono alla sequenza di note la-sol-la-si-mi. Il primo movimento, Allegro non troppo, rispettoso della forma sonata presenta una struttura equilibrata e di ampio respiro. Sin dall’esposizione del tema iniziale ad opera del violino, sorretto da una pulsazione regolare e costante della viola, si respira un carattere lirico e sognante. Le innumerevoli possibilità cromatiche del motivo principale vengono sapientemente sviluppate da Brahms per quasi cento battute cui successivamente segue un lirico ma robusto secondo tema introdotto dal primo violoncello. In questa sezione fa la sua comparsa la piccola idea accessoria dedicata ad Agathe. Segue un breve sviluppo che dopo aver offerto vari spunti contrappuntistici giunge ad una ripetizione della prima parte che si conclude con una coda finale. Lo Scherzo presenta un carattere ed un modo atipici per questo genere di movimenti. Le sonorità, molto delicate e ricercate non lasciano mai posto all’eccesso, aumentando così il contrasto con il Presto giocoso centrale dal carattere folkloristico e contrappuntistico. Il Poco adagio successivo si apre con un tema di estrema bellezza affidato ai due violini ed alla prima viola. A questa presentazione iniziale del materiale tematico seguono una serie di variazioni dove il magistero tecnico dell’autore nell’arte della variazione si palesa evidente nella libertà e nell’inventiva delle scelte adottate. Il finale, Poco allegro, offre spunti ritmici vivaci e briosi dalle tinte folkloristiche che donano una brillante conclusione al brano.

Jacopo Toso

Curiosando

1890
Viene introdotta la festa del “Primo Maggio” – Prima rappresentazione di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni al teatro Costanzi di Roma

1892
Sergej Rachmaninov pubblica Cinque pezzi per pianoforte - Viene fondato a Genova il Partito dei Lavoratori Italiani poi denominato Partito Socialista Italiano

1865
31 gennaio: il Congresso degli Stati Uniti abolisce la schiavitù con il XIII emendamento – Prima rappresentazione dell'opera lirica Tristano e Isotta di Richard Wagner - Gregor Mendel enuncia per la prima volta le sue leggi sull'ereditarietà