Ernest Bloch
Nigun - from Baal-Shem
AVI AVITAL, LORENZO COSSI - NOTE DI SALA E GUIDA ALL'ASCOLTO
Wolfgang Amadeus Mozart
Sonata nr. 21 in re minore, K. 304
Manuel De Falla
Siete Canciones Populares Españolas
Armin Kaufmann
Burletta & Mittoka
Dragomirna per mandolino e Pianoforte
Johann Sebastian Bach
Ciaccona dalla Partita nr. 2 in re minore BWV 1004
Marc Lavry
Tre Danze Ebraiche
Manuel De Falla
Danse Espagnole da “La Vida Breve”
NOTE DI SALA
Lo dice il nome stesso: il mandolino è una variante ridotta della più corposa mandola. E come tale appartiene alla sottofamiglia degli strumenti a plettro all’interno della famiglia degli archi, che comprende anche gli strumenti a corde strofinate con archetto, cioè violini, viole, violoncelli e contrabbassi. L’intero insieme ha una provenienza che si perde nella notte dei tempi, partendo da Mesopotamia e valle Nilo, transitando (in Europa) da antica Grecia e Impero Romano, trovando tuttavia il nido della modernità in Turchia e Arabia. È stata la conquista araba della Spagna nell’ottavo secolo a diffondere il capostipite liuto arabo (o’ud) nel resto d’Europa e dal quale, con infinite modifiche e non minori denominazioni, sono nati gli strumenti che per oltre un millennio hanno garantito lo sviluppo della musica strumentale cosiddetta occidentale, sacra e profana, colta e popolare. È vero che gli artigiani italiani di fine Rinascimento hanno dato il contributo decisivo agli strumenti di maggior prestigio e qualità (violino e famiglia sua) però è certo che nella Spagna andalusa si inventano gli strumenti a corde pizzicate più diffusi. Non è solo l’aristocratico liuto che vi inizia la vita, ma anche la più popolare chitarra, economica, leggera, facile da trasportare e relativamente facile da suonare, perfetta per accompagnare danze in piazza o sull’aia. La mandola ne è una variante più raffinata ma è il suo derivato di minori dimensioni ad avere il successo maggiore, perfino clamoroso. Pur essendo l’ultimo nato di una famiglia tanto numerosa. Il mandolino napoletano, il più diffuso, infatti, non nasce nella Spagna moresca ma nella prima metà del Settecento a Napoli. Ha perfino un’origine certa, nella bottega dei liutai fondata da Nicola Vinaccia e rimasta attiva senza interruzioni, di padre in figlio fino al 1914. I Vinaccia costruivano ogni tipo di strumenti ad arco, ma con il mandolino si crearono vasta notorietà. Infatti, proprio a Gaetano Vinaccia I è attribuito il primo prototipo di mandolino, datato 1741. Si tratta del variante classica, detta napoletana, dello strumento. Con la caratteristica cassa armonica a forma di pera (piriforme), tavola armonica variamente istoriata, quattro coppie di corde in fibre naturali o (quasi sempre) in acciaio armonico, intonate all’unisono e accordate a intervallo di quinta in chiave di sol, pizzicate da un apposito plettro, il mandolino ha un suono netto e brillante, assai caratteristico, che riesce a distinguersi bene dagli altri strumenti della sua famiglia, ben più dei timbri soffici della chitarra o delle ampie risonanze del liuto. Del mandolino napoletano esistono varianti con accordatura più bassa o intermedia, ma di gran lunga prevalente–– è la versione più acuta, nel registro del soprano, analogo a quello del violino. Sempre in tema di varianti, sono da segnalare i modelli a cinque coppie di corde, con cassa armonica di forma diversa, perfino piatta, con aree di diffusione che giungono alle moderne rivisitazioni neo-celtiche irlandesi. Mentre non esiste solo il mandolino napoletano bensì numerosi precursori e continuatori nati in botteghe di liutai diffuse nei maggiori centri del Settentrione italiano (Brescia, Cremona, Genova, Brianza), anche nell’antenata culla iberica, portoghese in particolare. Con inaspettata fioritura negli Stati Uniti degli anni Quaranta del Novecento grazie alla combinazione con violino (fiddle), banjo, chitarra e contrabbasso del ramo di musica country detto bluegrass. La crescente diffusione del nuovo strumento è stata ovviamente accompagnata da un funzionale repertorio, originale e derivato, in stile sia “colto” che “popolare”. Fra i grandi autori di musica “colta” è il veneziano Antonio Vivaldi che proprio al mandolino dedica tre concerti nel proprio caratteristico stile, uno per solista singolo (RV 425) e due per una coppia (RV 532, RV 558) in dialogo con l’orchestra d’archi. Con l’osservazione che, nella Venezia del tempo, era diffuso un mandolino “alla lombarda” con sei corde e registro più acuto. Un altro importante autore del Settecento, Johann Adolf Hasse, attivissimo fra Venezia, Dresda e Vienna proprio al mandolino dedica uno dei non pochi concerti strumentali che affiancano la sua popolarissima produzione di melodrammi. Nella Napoli d’inizio Ottocento un concerto per mandolino è attribuito a un altro operista, Giovanni Paisiello. A Vienna e dintorni scrive un bel concerto per mandolino anche l’affermatissimo pianista alla moda Johann Nepomuk Hummel, allievo di Mozart. Il quale Mozart affida al mandolino l’accompagnamento della serenata “Deh vieni alla finestra” nel Don Giovanni. Perfino Beethoven, sia pure in gioventù scrive almeno sei composizioni per mandolinisti amici suoi e forse anche per se stesso, dato che possiede un mandolino “lombardo”, appeso accanto al pianoforte. La fortuna dello strumento continua negli anni successivi soprattutto come accompagnamento al canto e alla danza popolare, affidato spesso all’improvvisazione e all’esibizione di virtuosi destinati a duratura fama e che, soprattutto in pieno Novecento, hanno ampliato con trascrizioni fantasiose un repertorio originale rimasto piuttosto magro. Di tante premesse, il programma di stasera offre una sintesi completa. Si inizia con una trascrizione dall’originale per violino e pianoforte di Baal-Shem composto nel 1923 da Ernst Bloch, fautore di un completo assorbimento della tradizione ebraica nella musica classica occidentale. Baal-Shem presenta tre momenti ispirati dalla mistica di una comunità chassidica tradizionalista, nata nel Settecento nell’impero russo come esortazione a superare le difficoltà dell’esistenza attraverso la meditazione che porta alla gioia dell’unione con Dio. Ascolteremo i canti di lamento e speranza che emergono dai tremoli dell’accompagnamento del momento centrale, intitolato Nigun (Improvvisazione) non a caso preceduto da Vidui (Pentimento) e seguito da Simchas-Torah (Esultanza). Il mandolino canta nel registro originale di violino nella trasposizione della Sonata K 304, una delle sette composte da Mozart nel 1778, durante lo sfortunato soggiorno a Parigi. Unica in tonalità minore dell’intera serie, ha solo due brevi movimenti, assai intensi in verità, tanto che molti commentatori la connettono con le difficoltà del tempo, acuite dalla scomparsa della madre. Con Manuel de Falla torniamo nella culla arabo-iberica. Le Siete canciones populares españoles per voce e pianoforte composte nel 1914 rappresentano i diversi stili di un mirabile mosaico di civiltà, con manifesta prevalenza di stile andaluso (El paño moruno, Nana, Canción Polo), intrecciato con cadenze tipiche delle altre regioni Murcia (Seguidilla), Asturie (Asturiana), Aragona (Jota). Sono melodie in stile antico su testi tradizionali e moderne armonie impressioniste. Nella trasposizione dalla voce allo strumento, il mandolino deve soprattutto cantare e non solamene accompagnare. L’austriaco Armin Kaufmann, (tedesco di Bucovina, dominio imperiale austro-ungarico e ora in Romania) è stato uno dei pochi autori del Novecento di formazione classica a dedicare specifico interesse al mandolino, scrivendo un concerto per singolo solista (op. 66, 1954) e due per coppie di mandolini (op. 57/1 e op. 86, rispettivamente 1957 e 1964). C’è anche un Quartettino (op. 47, 147) in cui il mandolino funge da primo violino. Inoltre, troviamo una Suite (op. 59, 1952), Mittoka Dargomirna (op. 63, 1953) e Burletta (op. 62, 1953) per orchestra di mandolini. Ascolteremo le ultime due in versione con pianoforte. Come molta musica sua, Kaufmann s’ispira al folklore dei Carpazi nativi, alle suggestioni del vicino monastero di Dragomirna e alla dichiarata volontà di spingersi al di là del suono, per stimolare visione, tatto, emozione. La seconda parte del programma apre con la versione per mandolino della celeberrima Ciaccona di Bach, quinto e ultimo movimento della Seconda Partita per violino solo BWV 1004. La sua architettura è monumentale: quasi un quarto d’ora di polifonia pura, 256 battute, su un basso ostinato ripetuto 64 volte con 32 variazioni ripartite in tre sezioni con proporzione aurea. Paradossalmente affidata a uno strumento monofonico, come il violino, ha stimolato espansioni a pianoforte, organo, complessi strumentali, grandi orchestre. Fra le almeno duecento trascrizioni, esistono trascrizioni per le sei corde della chitarra e perfino per le quattro doppie corde del mandolino, così affini alle quattro del violino, col plettro che sostituisce l’archetto e con le dita disponibili che integrano dove serve. In questi casi, diventa cruciale la valorizzazione di dinamiche e di timbri piuttosto che di armonie e volumi. Comunque, resta una sfida per ogni esecutore. Come iniziato, il programma chiude con ritmi e melodie di origine popolare. Dal patrimonio della diaspora ebraica, però con elementi moderni e sperimentali, nascono le Three Jewish Dances op. 192 (1945) di Marc Lavry (già Levin), tedesco di nascita ma emigrato in Israele nel 1936 dove ebbe ruolo importante nella creazione della didattica musicale del nuovo stato. Torna l’Iberia arabo-cristiana di De Falla con la Danse espagnole da La vida breve (1905-13) la sua opera più famosa.
Enzo Beacco
1923 - Arnold Schoenberg abbandona la tonalità pubblicando i 5 pezzi per pianoforte op. 23: nella prima pagina del manoscritto vi sono 11 cambi di tempo su 19 battute. Nello Utah una sparatoria tra due indiani ed un colono, l’uccisione di un vitello ed un ponticello bruciato viene considerara l’ultima “guerra indiana” della storia. In Grecia, dopo il 15 Febbraio seguì direttamente il 1 Marzo per allinearsi finalmente al calendario Gregoriano.
1778 - Beethoven si esibisce in Marzo a sette anni come pianista, ma il padre dichiara che ne ha solo sei per non essere da meno di W.A. Mozart: grande successo, ma Ludwig non riesce ad imparare le divisioni e le moltiplicazioni. A Londra viene brevettato un sistema che permette alle toilette di non gelare d’inverno: faceva freddo anche nelle case dei fortunati che ne avevano una!
1914 - Il primo Gennaio, il Parsifal di Wagner va in scena in contemporanea in 7 città: era scaduto il diritto esclusivo di Bayreuth sull’opera. Il governo britannico convoca i più famosi scrittori dell’epoca per formare un gruppo segreto di propaganda a favore della guerra: il risultato è disastroso... pochi giorni dopo tutti insieme pubblicano una lettera aperta sul Times contro la guerra.
1953 - Elvis Presley incide le sue prime due canzoni, pagando di tasca propria 3,98 dollari per produrre una decina di copie del disco e regalandone una alla madre, che però non aveva un giradischi per ascoltarla. A Wembley la nazionale inglese di calcio perde la sua prima partita in casa della storia.
1720 - Haendel ingaggia il castrato Senesino “per il più lungo tempo possibile“, come scritto sul suo contratto per la Royal Academy of Music. Anno terribilmente turbolento per la Borsa di Londra, ed il parlamento decide di intervenire con il Bubble Act per regolare le transazioni, mentre in Cina l’Impe–ratore decide che solo a Guangzhou possono agire i mercanti occidentali.
1945 - Wilhelm Furtwängler mentre dirige a Vienna la Sinfonia nr. 2 di Brahms apprende che la Gestapo sta per arrestarlo: termina l’esecuzione e fugge in Svizzera. Tra Marzo ed Aprile molti paesi sudamericani rimasti neutrali decidono di dichiarare guerra alla Germania e mandano truppe in Europa.
1905 - “Acquistare un biglietto da solo il diritto di ascoltare un concerto, non quello di comportarsi in modo inappropriato” disse Arnold Schoenberg il giorno dopo lo Skandalkoncert. Il primo aspirapolvere domestico in commercio è a mano, con una manovella per muovere la ventola di aspirazione.