STAGIONE CONCERTISTICA 2019-2020

Varietà delle formazioni ed esplorazione di repertori. La Stagione 2019-20 si offre ai soci con un profilo centrato sulla tradizione classico-romantica ma non mancano gli approdi lontani e le prospettive inaspettate.
Specchio in miniatura di questa scelta d’impaginazione appare la serata inaugurale, affidata a un quotatissimo complesso iberico come il Cuarteto Quiroga: prima la riscoperta del classicismo di Gaetano Brunetti, attivo alla corte di Madrid nella seconda metà del ’700, di prolifica vena haydniana, poi il salto in avanti novecentesco nell’Argentina ritmicamente rustica di Alberto Ginastera e infine, grazie all’entrata in scena del clarinetto insuperabile di Jörg Widmann (attivo anche come compositore), l’operistico Quintetto di Weber.
Così, lungo tutto l’articolato svolgersi del cartellone, quasi a tradurre la vocazione internazionale di una città che si appresta a nuove proiezioni commerciali e culturali, la curiosità per i linguaggi fascinosamente “diversi” resta sempre accesa: ecco le pagine brasiliane contemporanee offerte dal violoncello solista di Antonio Meneses o la voce del bandoneon di Peter Soave (erede di Piazzolla), a tracciare, accompagnato dalla formazione orchestrale regionale diretta da Igor Zubin, un ponte tra Buenos Aires e San Pietroburgo.
Al nucleo stilistico viennese, che resta prediletto terreno del gusto triestino, è riservata ampia celebrazione: in prima fila i concerti pianistici – l’ultimo Schubert messo a confronto con l’ultimo Brahms dall’atteso ritorno di Andrea Lucchesini, la prosecuzione dell’integrale beethoveniana di Filippo Gamba, la lettura russa di Schubert di un giovane virtuoso come Igor Andreev e la Sonata “Al chiaro di luna” messa al centro di un programma tecnicamente incandescente dalla nuova stella del pianismo serbo Ivana Damjanov; poi il ritorno dell’archetto di Emmanuel Tjeknavorian in duo con Aaron Pilsan alla tastiera (ancora Schubert bilanciato dalle ricerche armoniche di Fauré e dall’immaginazione timbrica di Szymanowski), il debutto italiano del Quartetto francese Arod (con pagine di papà Haydn e ancora un Beethoven, a ben rappresentare l’anniversario del 2020), e la magnifica occasione, fornita dall’ensemble di fiati guidato da Claudio Mansutti, di gustare un capolavoro come la Gran Partita K 361 di Mozart.
In chiusura un appuntamento d’eccezione, giocato in casa: la ben conosciuta Nuova orchestra da camera Ferruccio Busoni, capitanata da Massimo Belli, taglia il traguardo dei cinquantacinque anni d’attività, portando sul palcoscenico del Teatro Verdi, assieme al premio Paganini Massimo Quarta, una sfilata di musiche di scuola italiana: Tartini, Viotti e Cherubini.